accompagnatrici
ByIn questo sogno, sono un giornalista che deve intervistare,
in un albergo di Roma per la presentazione di un importante film,
le due accompagnatrici Katie e Alyssa
Nella stanza dove avviene l’intervista le due sono sedute una accanto all’altra in un divanetto,
Alyssa vestita con un vestito rosso che le copre il seno e arriva fino alle ginocchia,
mentre Katie ha un vestito da sera lungo fino ai piedi.
Inizio a intervistarle facendo a turno le domande.
Mentre stanno rispondendo noto che nella stanza inizia a fare molto caldo e chiedo alle attrici se posso aprire una finestra.
Loro non si fanno problemi e mentre pensano che sia girato noto che Alyssa si abbassa parte del vestito per asciugare il sudore che le si è formato nel solco del seno e vedo le splendide tette della ragazza.
Katie accorgendosi che stavo guardando avvisa la sua collega che mi rivolge uno sguardo indignato mentre si ricopre in fretta e furia,
ma il danno è gia stato commesso ed io rosso di vergogna mi siedo anche per nascondere una portentosa erezione che purtroppo non sfugge all’occhio attento di Katie che bisbiglia qualcosa all’amica.
Le due si alzan o iniziando un lento spogliarello che mi eccita molto ma veniamo disturbati proprio quando vengono messe a nudo le splendide tette delle due ragazze.
IERI DURANTE LA NOTTE HO FATTO UN SOGNO PARTICOLARE CHE MI HA MOLTO ECCITATO,
HO SOGNATO CHE LA MIA RAGAZZA TORNAVA A CASA CON UNA BELLA TRANS
CHE DOPO AVERLA SPOGLIATA INIZIA A POMPARE FACENDOMI GUARDARE E ORDINANDOMI DI MENARMI IL MIO PICCOLO UCCELLO A DIFFERENZA DI QUELLO EMORME DELLA TRANS .
LA TRANS FOTTE LA MIA RAGAZZA FINO A FARLA GODERE DOPO DI CHE LA MIA RAGAZZA LA INVITA A PENETRARMI IL CULO FINO A SBORRARMI DENTRO.
APPENA SVEGLIATO HO RACCONTATO IL SOGNO ALLA MIA RAGAZZA CHE MI HA DETTO MAGARI UN BEL CAZZO ED IO MAGARI NEL MIO CULo…
Da alcuni giorni l’uccello continuava a rimanermi ostinatamente duro giorno e notte:
avevo provato a masturbarmi, ma il cazzo continuava a rimanere orgogliosamente – e dolorosamente – impettito,
e non c’era verso di svuotare le palle.
La faccenda era divenuta imbarazzante a tal punto che mi vidi costretto ad andare a farmi visitare dal medico,
per l’ovvia preoccupazione relativa sia al mio stato di salute sia in ragione ad un danno alla mia reputazione, visto che esercito un’attività a diretto contatto col pubblico.
Ciò mi fu confermato quella stessa mattina, quando, seduta nella metropolitana di fronte a me c’era una ragazza dai cappelli bruni,
acconciati con due lunghe treccine .
Stretto nella calca, non potei far altro che aggraparmi alla maniglia sospesa sopra la sua testa, trovandomi, involontariamente, con il sesso a neppure dieci centimetri dalla sua bocca.
Ero arrivato quasi a destinazione,quando notai lo sguardo della studentessa, quale per un attimo aveva sollevato il suo viso, sorridendomi maliziosamente.
Sorpreso, vidi la porcellina riprendere l’attività alla quale si era certamente dedicata per tutta la durata del tragitto, e cioè osservare, in maniera a dir poco spudorata, il pacco enorme che puntava verso di lei da sotto la stoffa dei miei pantaloni,
leccandosi le labbra rosee e toccandosi la passerina, con la mano ben nascosta dalla gonna:
mi resi conto, infine, dai movimenti sempre più inconsulti ed indecenti in cui si esibiva, a stento controllati, che stava godendo,
mordendosi le labbra e alzando gli occhi al cielo.
Per fortuna, prima di compiere qualcosa di cui mi sarei potuto pentire, ero arrivato a destinazione…
Giunto dal dottore, ancora stravolto da quella esperienza, mi stupii del fatto che non ci fosse nessuno in sala d’attesa.
Vidi allora un cartello che segnalava che quella era l’ultima giornata in cui il medico era sostituito da una dottoressa.
Maledicendo la mia sfortuna e titubante, mi decisi, infine, a bussare alla porta.
La dottoressa, alzatasi, mi fece accomodare:
era una biondina con gli occhiali dalla montatura elegante, il viso da adolescente e con i capelli corti a caschetto.
Non potei fare a meno di notare le aureole dei suoi seni, che puntavano contro il maglioncino di cachemire,
ed il suo culetto perfetto, fasciato da una minigonna di pelle nera cortissima, che scopriva generosamente le sue cosce nude:
tutto quel ben di Dio era avvolto, più che celato, dal camice bianco.
Dopo aver spiegato con dovizia di particolari il mio problema (compreso quello che era successo nella metropolitana), la dottoressa, che mi aveva ascoltato con attenzione, disse: “Il suo problema non è grave, però penso che sia necessario visitarla attentamente…si spogli!”.
Dopo essermi calato i pantaloni, vidi che mi osservava la patta gonfia, con gli stessi occhi della ragazza nel bus…
Sorpreso, la vidi avvicinarsi e mettersi in ginocchio davanti a me: mi abbassò i boxer, dicendo: “Ritengo opportuno procedere, se è d’accordo, per la sua salute e per il bene della scienza, ad un’esame approfondito, seguito da un’adeguata terapia orale…”
Non ebbi neppure il tempo di obiettare che la dottoressa inizio a segarmi con le sue lunghe dita affusolate, massaggiandomi e palpandomi delicatamente i testicoli, come nessun’altra era mai riuscita a fare.
Successivamente, iniziò ad alitare sulla mia cappella turgida, che nel frattempo (potenza del sogno) era divenuta grande quanto una mela rossa.
A quel punto si decise a baciarla ed a succhiarla.
La sua bocca era talmente piena del mio cazzo che temevo si sarebbe slogata le mandibole a forza di fare su e giu con la testa, mentre mugolava eccitata.
Al culmine di quel trattamento d’urto la specialista con decisione mi infilò un dito nel buco del culo, stimolandomi la prostata: fu un vero toccasana, in quanto in pochi secondi iniziai a schizzare ripetutamente
costringendola ad ingoiare tutta la semenza accumulata in quei mesi.
Ma la dottoressa non era ancora convinta che fossi sano:
le sue labbra continuarono a pompare, riuscendo a mantenere in tiro la mia verga.
Non so quante volte venni, ma, infine, riuscii a spalmarle completamente la faccia di sborra calda…
il suo viso era incremato da tutta quella roba bianca che eruttava in continuazione dal mio innaffiatoio…
e ne ebbi ancora abbastanza da innaffiarle abbondantemente sia la sua fichetta depilata sia lo stretto buchetto tra le sue chiappette sode!
Era ormai sera, quando riuscii a prendere, trafelato, l’ultima corsa della metropolitana.
Il vagone era completamente vuoto, salvo per la ragazza con le treccine, seduta allo stesso posto della mattina.
Decisi, pur in assenza di qualsiasi pretesto, di mettermi di fronte a lei. Intimorita, mi chiese: “signore, posso aiutarla?”
“Sì, ti chiami?” “Cindy, signore”. “Allora, Cindy, questa mattina sei stata una vera egoista a voler godere tutta sola, vedendomi così eccitato!”
Ormai paonazza dalla vergogna, Cindy non osava rispondere…
Prendendo l’iniziativa, le accarezzai teneramente la testa, avvicinandola in grembo, fino a farle appoggiare il volto al mio bastone nodoso,
che si era fatto di nuovo prominente, dicendole: “Vorresti farti perdonare, Cindy?” “Si, signore…”
“Allora aprimi la cerniera dei pantaloni!”
Come se non attendesse altro, quella sporcacciona obbedì, abbassandomi i boxer.
A quel punto, il mio uccello, durissimo, vellutato ed ancora luccicante degli umori della dottoressa, emerse, non più trattenuto dai miei pantaloni,in tutta la sua potenza.
La troietta non fece a tempo ad aprire, sorpresa, le labbra rosee che tanto avevo desiderato, che la forzai a prenderlo in bocca.
Mentre le stringevo a me, Cindy cominciò a lavorarlo, coscienziosamente, di bocca, finchè, incapace di resistere oltre, le tirai violentemente le treccine,
mentre si gustava in silenzio la mia crema bollente tutta sul viso e sulle tettine sode.
Il suono della sveglia, interuppe la mia risposta a Cindy, la quale, pulendosi la bocca con il fazzoletto che le avevo allungato,
mi chiedeva se l’avevo perdonata.

1 Comments
August 18th, 2009 at 3:08 am
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